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Il disturbo da accumulo compulsivo, o Disposofobia, è caratterizzato dalla tendenza incontrollabile ad accumulare oggetti e dalla successiva incapacità nel disfarsene.
Una delle conseguenze più gravi di questo tipo di disturbo è la perdita di un sano e soddisfacente rapporto con il proprio spazio di vita, oltre alle significative ripercussioni nei rapporti familiari,
lavorativi e sociali.

In considerazione alla crescente diffusione delle situazione problematiche legate all’accumulo compulsivo e all’interesse psicologico suscitato per tale disturbo, negli ultimi 10 anni, è stato

recentemente proposto di inserire tale disturbo nel nuovo DSM
(Manuale diagnostico e Statistico dei Disturbi Mentali), V edizione.

       

 

I criteri diagnostici proposti per il nuovo ”Hoarding Disorder” (Disturbo da Accumulo) sono i seguenti:

1. Persistente difficoltà ad eliminare o separarsi dai propri beni, a prescindere dal loro reale valore
2. Tale difficoltà è dovuta ad un forte bisogno di conservare tali beni e/o al disagio associato alla loro eliminazione

3. I sintomi risultano nell’accumulo di un gran numero di beni che progressivamente ingombrano zone della casa o del posto di lavoro fino al punto in cui la loro destinazione d’uso non è più possibile. Se tali aree tornano ad essere sgombre è dovuto ad interventi di terzi (ad esempio, familiari, imprese di pulizie, autorità).

4. I sintomi causano disagio clinicamente significativo o compromissione nell’area sociale, lavorativa, o in altre importanti aree di funzionamento (incluso il mantenimento di un ambiente sicuro per sé e per gli altri).

5. I sintomi di accumulo non sono dovuti a una condizione medica generale (per esempio, danno cerebrale, malattia cerebrovascolare).

6. I sintomi di accumulo non sono ascrivibili ad altro disturbo mentale (per esempio, accumulo a causa di ossessioni dovute a Disturbo Ossessivo-Compulsivo, diminuzione di energia dovuta a Disturbo Depressivo Maggiore, deliri nella Schizofrenia o altro Disturbo Psicotico, deficit cognitivi nella Demenza, interessi ristretti nei disturbi dello Spettro Autistico, accumulo di alimenti nella sindrome di Prader-Willi).

Risvolti

Livello fisico: l’accumulo progressivo di oggetti nel proprio contesto di vita, è causa di un insoddisfacente rapporto con il proprio corpo e con l’ambiente che lo circonda, fino a portare, nei casi più gravi, ad una mancanza di cure per l’igiene e la salute personale. Le condizioni di vita nel proprio ambiente domestico degenerano progressivamente: si perde la funzionalità degli spazi, gli oggetti si accumulano in modo tale da non poter più essere discriminati ed utilizzati, si vive in un ambiente ostile, fonte continua di angoscia e sofferenza per la persona e per i familiari.

Livello familiare e sociale: molto spesso sono i familiari le persone più motivate ad affrontare il problema e le prime a richiedere un aiuto esterno. La relazioni familiare sono progressivamente compromesse per il continuo fallimento nei tentativi di aiutare la persona che soffre di accumulo compulsivo, “facendola ragionare” o intervenendo dall’esterno per ripulire gli ambienti ingombrati.

La sofferenza ed il disagio coinvolgono tutto il nucleo familiare, specialmente nei casi in cui si condividano gli stessi spazi di vita. L’angoscia vissuta nel proprio ambiente domestico, la vergogna e la paura per la disapprovazione di amici e colleghi, può inoltre, condurre la persona problematica ad allontanarsi ed isolarsi dalla propria rete sociale, perdendo il sostegno e la motivazione al cambiamento per l’incapacità di mantenere rapporti affettivi gratificanti.

Livello psicologico: l’accumulo compulsivo di oggetti è sintomo di uno stato d’equilibrio psicologico alterato ed disfunzionale. L’impossibilità di discriminare gli oggetti posseduti, e di selezionarli per il loro funzionale e reale utilizzo, comporta un’analoga impossibilità di discriminare i pensieri e le idee più funzionali nella propria mente.

Gli stimoli che provengono dall’ambiente che circonda la persona vengono costantemente evitati per l’intenso carico di angoscia che questi evocano, la persona perde la capacità di utilizzare il proprio spazio di vita in funzione dei propri bisogni, anche le necessità più comuni come mangiare, lavarsi, o riposarsi diventano insoddisfacenti.

Lo stato di confusione e caos che agisce nello spazio fisico della persona, si rispecchia nello spazio mentale. I pensieri si sovrappongono, emergono difficoltà di concentrazione ed attenzione ed anche “ il magazzino” della memoria diviene inefficiente. Questo stato fisico ed emotivo prolungato può portare a sentimenti di impotenza e depressione, fino a richiedere il supporto di un trattamento farmacologico.

Terapia
L’intervento multimodale proposto per il disturbo da accumulo compulsivo, come predisposto per le altre patologie compulsive prevede tre fasi di riabilitazione: la valutazione, la motivazione ed il trattamento.

Oltre ai colloqui individuali e la terapia di gruppo, saranno concordati, qualora necessario, degli incontri informativi e di sostegno per e con i familiari.

In seguito ad un’attenta valutazione della problematica presentata, sarà anche impostato un programma di “risanamento” dell’ambiente domestico: un tutor accompagnerà la persona nel lento e difficile abbandono degli oggetti inutili, nella pulizia delle stanze e nel successivo arredo e restauro degli ambienti, finalmente liberi di essere disposti e organizzati per gratificare e beneficiare chi vi abita.


 
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